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Clickbait warning!
Mi spiace, ti ho ingannato. Il titolo è decisamente clickbait, ma non del tutto.
E' chiaro che, alla luce di tutte le evidenze scientifiche, nel 2026 scegliere di orientarsi su pedivelle più corte non può essere giudicato un errore.
Quello che invece diventa un errore imperdonabile è compensare il cambio di pedivella con la posizione sfruttando unicamente la matematica. Sono stato poco chiaro, lo so! Ora cerco di spiegarmi meglio.
Se passo da una 172.5mm a una 165mm seguendo la matematica per mantenere lo stesso angolo di lavoro del ginocchio e lo stesso arretramento-sella dovrei alzare la sella di 7mm circa e portarla indietro di altrettanti millimetri. GUAI!
Starei perdendo di vista un aspetto fondamentale: la capacità di adattamento del corpo e soprattutto il riflesso che hanno gli angoli articolari degli arti inferiori sulla posizione del bacino.
Infatti è chiaro che anche mantenendo la stessa altezza sella accorciando la pedivella ridurrei la flessione d'anca e di conseguenza l'anteroversione del bacino. Questo ha un effetto diretto sulla posizione nello spazio che vanno ad avere le teste femorali. Infatti, aprendo l'angolo dell'anca avremo due effetti diretti: allontanamento delle teste femorali del centro del movimento centrale e una minor ''chiusura della pedalata'', ovvero diminuierei nettamente l'avanzamento del ginocchio rispetto alla caviglia.
Per questo motivo senza muovere la sella, pur avendo agito sulle leve, ci ritroveremo con angoli di lavoro degli arti inferiori assolutamente non congrui con un modello puramente matematico.
Per questo motivo nella maggior parte dei casi (l'ho potuto constatare direttamente) non serve alzare la sella, anzi, a volte addirittura serve abbassarla!!! PAZZESCO!
Altro tema molto importante riguarda il discorso dei punti morti. Una pedivella più corta ci permette di superare più agevolmente sia il punto morto superiore sia quello inferiore. Infatti, essendoci meno ROM (range of motion), le fibre muscolari vedranno una minore variazione sia in accorciamento sia in allungamento. In particolare, pensiamo di accorciare le pedivelle di 7mm senza toccare la sella. Il bacino retroverte e al PMI ci ritroviamo un angolo del ginocchio uguale a prima, ma al PMS ci ritroveremmo un angolo meno acuto del ginocchio e quindi un minor allungamento del quadricipite! Situazione assolutamente determinante nel rendere questo muscolo così importante decisamente più agevolato nell'espressione di forza nella successiva fase di spinta.
Se noi invece alzassimo la sella di 7mm per compensare il cambio di leva sulla pedivella, ci ritroveremo uno scenario sicuramente di ulteriore miglioramento al PMS, ma al PMI avremmo un ginocchio più esteso e di conseguenza i flessori del ginocchio più allungati. Questa condizione porta a rendere meno forti i muscoli appartenenti a questo gruppo, rendendo più difficoltoso il superamento di questo punto morto. MALE!
Per questo è assolutamente FONDAMENTALE controllare la posizione in sella, o per lo meno verificare la variazione effettiva degli angoli articolari negli arti inferiori, per non rischiare di rendere del tutto infruttuosa la modifica di assetto fatta!!
Sarebbe davvero un peccato perchè uno dei vantaggi più importanti delle pedivelle corte risiede proprio nella riduzione del ROM delle articolazioni delle gambe, diminuendo l'energia necessaria ai filamenti di actina e miosina per scorrere tra loro all'interno delle fibre muscolari (rendendo possibile allungamento e contrazione del muscolo), superando più agevolmente sia PMS che PMI!
Infatti, come descritto nello studio ''Leirdal ed Ettema 2011'', più si riducono i punti morti nella pedalata più si alza l'efficienza metabolica: uno dei marker più importante della capacità di endurance!
Quindi, per concludere. L'errore più grande che puoi fare è ridurre a un semplice problema matematico il cambio posizione in seguito alla riduzione della lunghezza delle pedivelle. La questione è decisamente più complicata essendoci di mezzo vari compensi da parte del nostro corpo.