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Le misure non contano?
La domanda è più che lecita. Ma non pensate male, stiamo parlando delle pedivelle e la tendenza ad accorciarle sempre di più.
Prima Pogacar che monta le 165mm e vince tutto ciò a cui poteva puntare in una stagione, seguito a ruota dal nemico/amico Evenepoel, campione olimpico di ciclismo su trada e a cronometro. Ed ora pure il terzo della sacra triade, Vingegaard, che alla Vuelta Ao Algarve viene paparazzato con una futuristica (in tutti i sensi non essendo neppure a catalogo) pedivella Sram da 150mm!!!! Ma non solamente i corridori sotto i 180cm (come i sopracitati) si sono avvicinati a questo trend! Wout Van Aert, sempre alla gara a tappe iberica di inizio stagione, è stato avvistato pedalando con una 165mm.
Ma ha senso tutto ciò? E’ solo una moda passeggera? Una mossa di marketing per smuovere un mercato francamente saturo oppure c’è una base scientifica?
Chi ci segue da qualche tempo sa già la risposta!
NO non è una moda, SI’ è un’evoluzione che vede una solida base scientifica.
Già nel 2019 pubblicavamo un post sulla nostra pagina Instagram (scusate il momento autoreferenziale), dove mettevamo in luce gli aspetti positivi dell’accorciare la lunghezza della pedivella. Soprattutto in ambito XCM/XCO. Questo vuol dire che è da qualche anno che se ne parla e non è quindi una moda passeggera.
Ma più nel dettaglio quali sono i vantaggi?
Tendenzialmente, come sottolineato dagli studi Ferrer-Roca et al. 2016, McDermid/Edwards 2010 e BM Burrus et al. 2021 con una pedivella più corta si aumenta l’efficienza meccanica della pedalata.
Questo vuol dire minor lavoro da svolgere à minor richiesta energetica à minor richiesta di ossigeno à più potenza sviluppata a parità di VO2max.
Questo avviene perché ci sono meno picchi di potenza all’interno del ciclo di pedalata e un minor range of motion articolare; in poche parole essendo inferiore il tragitto fatto dal pedale (raggio più piccolo=circonferenza più piccola) vedono più momenti di riposo durante la pedalata e una forza applicata più omogenea.
MA ATTENZIONE! Non fate l’errore che facevo io e che fanno tantissimi ancora. Se accorcio la pedivella NON devo alzare la sella. Avete visto la posizione di Vingegaard e Pogacar dopo il cambio di leva? Più bassi di prima! Perché? Perché in tal modo mantenendo la stessa flessione massima di ginocchio nel punto morto superiore ( e quindi un carico articolare pressochè invariato) possiamo aumentare la flessione di ginocchio nel punto morto inferiore. Questo ci consentirà di avviare la fase di risalita del pedale con gli ischiocrurali che partono da una situazione di minor allungamento delle fibre e quindi di maggior potenziale nell’espressione della forza. Infatti, ricordate sempre che più fate lavorare in una situazione di allungamento le fibre muscolari minore sarà la forza contrattile di queste.
Questo è un punto chiave per il miglioramento dell’efficienza energetica con pedivelle corte, a cui siamo arrivati dopo anni di esperienza sul campo e su noi stessi.
A scrivere sono io, Cesare, bike-fitter e preparatore atletico nello studio. Da 4 anni utilizzo stabilmente una pedivella tra i 165mm e i 170mm essendo comunque alto 180cm.
Ma torniamo a noi.
Per quanto scritto fin qui possiamo dire che lavorare con altezza sella inferiore e braccio di leva più corto ci può consentire di annullare i punti morti durante il ciclo di pedalata.
Un altro vantaggio in termini di efficienza di pedalata è la possibilità di lavorare con maggior scarto sella manubrio, quindi più ‘’spianati’’ sulla bicicletta, assumendo una posizione più aerodinamica e portando il nostro baricentro di spinta più in avanti rispetto a quello del mezzo. Quindi un vantaggio sia per la pianura che per la salita.
Sì, perché accorciando la pedivella si ridurrà di conseguenza la flessione d’anca diminuendo il carico sia oggettivo che percepito alla bassa schiena. Questo consentirà di poter aumentare lo scarto sella manubrio rendendo più aerodinamica e performante la nostra posizione in sella.
Altro vantaggio aerodinamico lo si avrà a livello degli arti inferiori. Riducendo la massima estensione dell’arto inferiore ridurremo anche le turbolenze generate da esso. Infatti, una gamba la possiamo facilmente assimilare a un cilindro, solido con il coefficiente aerodinamico più basso. Aumentando la flessione di ginocchio nel punto morto inferiore avremo meno superficie frontale della gamba e minor somiglianza alla forma cilindrica.
Per concludere riporto tre vantaggi ulteriori seppur di minor rilevanza (a causa dei benefici meno percepibili): minor carico articolare all’articolazione femoro-rotulea del ginocchio (principalmente per il ROM inferiore e la diminuzione dei picchi di potenza) e maggior spazio per la cassa toracica che, rimarrà meno incastrata e avrà quindi più spazio per espandersi migliorando la respirazione grazie alla ridotta flessione dell’anca che a sua volta porterà il terzo vantaggio, ossia un diminuito carico alla arteria iliaca, crucio di molti ciclisti, e principale via di ossigenazione dei tessuti dell’arto inferiore.
In conclusione, via libera alle pedivelle più corte che vedono numerosi vantaggi, a patto di saperne sfruttare le peculiarità. Per questo il consiglio è quello di affidarvi ad un tecnico preparato che saprà aiutarvi in questo cambiamento.