Loading...
Settimana scorsa nell’articolo ‘’HIT. La tela di Penelope per la tua endurance di base’’ abbiamo messo sotto la lente di ingrandimento come lavorare ad alte concentrazioni di lattato possa inficiare i nostri sforzi per migliorare la nostra capacità di endurance. O meglio, la nostra attitudine a ossidare i grassi a scopo energetico.
Oggi per incasinare maggiormente le cose (o forse per farvi comprendere che nella scienza dell’allenamento nulla, o quasi, è sbagliato se contestualizzato) vedremo i motivi per cui lavorare con alte concentrazioni di lattato ematico possa essere produttivo per migliorare la nostra endurance e l’efficienza del nostro metabolismo aerobico.
Come?
*Da qui in avanti, se non avete letto gli articoli precedenti su questo blog, avrete difficoltà a comprendere quanto scritto*
Abbiamo visto come ad alta intensità sia predominante la glicolisi per la produzione di energia. Inoltre vi abbiamo spiegato come la prima fase della glicolisi o della glicogenolisi sia sempre anaerobica con produzione di piruvato. Le fasi successive variano in base alla presenza o assenza di ossigeno: se la glicolisi è aerobica il piruvato verrà utilizzato nel ciclo di Krebs nei mitocondri, se invece la via glicolitica rimane anaerobica si andrà rapidamente incontro ad esaurimento muscolare essendo il piruvato convertito in acido lattico.
Acido lattico che vede il suo componente lattato poter essere riutilizzato a scopo energetico riconvertendolo in piruvato.
Ed eccoci al succo del discorso!
Se ci troviamo davanti un soggetto con alto Vlamax e quindi uno sbilanciamento verso il sistema glicolitico rispetto a quello aerobico ossidativo, avendo il fine di migliorare la soglia anaerobica, dobbiamo lavorare per avviare uno shift abituando il soggetto a lavorare maggiormente con il metabolismo aerobico piuttosto che anaerobico glicolitico.
Il come lo abbiamo già detto indirettamente nel paragrafo precedente.
Essendo che la glicolisi vede un prodotto utile al metabolismo aerobico anche quando è anaerobica, per limitare il suo intervento sarà importante far lavorare il soggetto alle alte intensità sempre in presenza di lattato. Questo perché essendo già disponibile questo carburante per il nostro sistema aerobico la via glicolitica vedrà una drastica discesa del suo coinvolgimento (il glucosio utilizzato sarà comunque in gran parte derivante dal Ciclo di Cori).
Quindi ci troviamo davanti due strategie utili a questo scopo. Da un lato nei lavori ad alta intensità non dobbiamo ricercare assolutamente un completo recupero, facendo si che vi sia un sempre maggior accumulo di lattato con un sempre minor ricorso alla via glicolitica con il passare delle ripetute. Dall’altro, se ad esempio vogliamo accumulare quanto più tempo possibile in una zona superiore alla soglia anaerobica, ad esempio, sarà intelligente ed opportuno inserire un’esercitazione che veda un aumento delle lattato, andando quindi a riempire il serbatoio del substrato energetico che utilizzeremo in seguito, iniziando poi le esercitazioni ad alta intensità con recupero completo tra esse, protraendole così per lungo tempo potendo limitare comunque l’intervento della via glicolitica grazie alla stabilità delle concentrazioni di lattato disponibile a scopo energetico.
Ecco che per ribilanciare i sistemi energetici in un soggetto di fenotipo anaerobico-glicolitico, e quindi potenziare il suo metabolismo aerobico, è importante lavorare parallelamente sui due substrati energetici più importanti per il metabolismo aerobico: grassi (utilizzando le strategie e le cure esplicate nel post precedente) e il lattato>piruvato.